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Raccogliere i cinorrodi della Rosa canina

La nostra rosa selvatica è un arbusto molto diffuso in campagna: la troviamo ai margini dei boschi e nei campi non più coltivati; si tratta infatti di una pianta colonizzatrice che ama gli ex coltivi dove prepara il ritorno del bosco. Ama posizioni assolate e spesso cresce in compagnia del prugnolo e del biancospino.  Assieme a questi arbusti forma habitat preziosi, dove trova rifugio molta avifauna stanziale assieme a tanti i piccoli mammiferi protetti dall’intrico e dalle spine dei loro rami e nutriti dai loro frutti ricchi in sostanze che danno energia durante i mesi più freddi dell’anno. La rosa selvatica non sfugge a quasi nessun sguardo, per quanto superficiale e veloce: a maggio si cosparge dei suoi fiori di soli 5 petali (questo è infatti il numero dei petali delle rose originarie), di incantevole bellezza nella geometrica semplicità della disposizione degli elementi fiorali. In questo periodo invece si fa notare per i frutti vivacemente rossi che colorano e illuminano  gli ambienti naturali in questo periodo cupi e scuri.  E’ con i primi freddi di fine autunno e le prime gelate notturne che i frutti della rosa canina sono pronti per essere raccolti, quando divengono teneri e morbidi. …ma attenzione! La rosa canina ha i rami cosparsi di spine tenaci a forma di uncino disposte in maniera tale che , se da un lato permettono alla mano di infilarsi tra i rami per staccare gentilmente i frutti, dall’altra poi la trattengono infilandosi spesso tra maglioni o addirittura la pelle . In questo modo siamo costretti a raccogliere, con attenzione e gratitudine, quel tanto che ci basterà per le nostre preparazioni invernali.

A dire il vero, dal punto di vista botanico , si tratta di un falso frutto perché i veri frutti sono i piccoli “semini “ che sono contenuti all’interno del ricettacolo fiorale che li circonda e che  a maturità diviene rosso; questi, se ingeriti, procurano fastidiose irritazioni intestinali, tanto da far sì che il falso frutto , il cui nome è cinorrodo, venga chiamato spesso “picca in cul” ad indicarne appunto i deleteri effetti secondari.

I cinorrodi sono famosi per le proprietà antiossidanti , utili per aumentare le difese immunitarie durante i mesi in cui più facilmente ci si ammala, ottimi integratori di vitamine e sali minerali. In essi spicca il contenuto in Vitamina C, tanto che in media Circa 100 g (più o meno una tazza) di cinorrodi di Rosa canina contengono la stessa quantità di vitamina C di 30 arance! Ma contengono anche bioflanoidi, carotenoidi , tannini, resine,  acido gallico, flavonoidi, antociani ac. Malico,Ac Citrico, licopene, carotenoidi,  pectine.

Il miglior modo per impiegare al meglio questo allegro, forte e generoso “frutto” è di mangiarlo, avendo cura di spremerne la polpa come se fosse un tubetto di dentifricio, tenendo da parte i piccoli “semini”interni. In questo modo le proprietà antiossidanti restano completamente inalterate…e inoltre ci regaliamo un’occasione per stare in natura e ricaricarci, connettendoci con quanto avviene in questo periodo, che ci conduce a un desiderio istintivo di introspezione per ritirarsi in noi come le piante ritornano alla madre terra per prepararsi al rinnovamento primaverile. II frutti della rosa canina, rossi come Marte e ci danno la forza per superare il buio e freddo periodo invernale per poter ricaricarci e rinascere di nuove forze in primavera. Possiamo anche raccoglierne per portarli a casa per impiegarli freschi o per farli essiccare in modo da usarli anche nei mesi a venire. Per mantenere inalterata la dose di Vitamina C (che si ossida facilmente e si denatura a 60C°) è bene metterli a macerare in acqua tiepida (ad esempio 5  cinorrodi in una tazza di acqua) per qualche ora, per poi filtrali e berne il liquido che diviene rosso aranciato.


Consiglio di essiccarli interi, sempre per evitare che i processi di ossidazione vadano a impoverire la ricchezza di vitamine presenti. Basterà poi frullarne una manciata in un macina caffè e mettere la polvere così formata in una caraffa d’acqua, lasciando riposare per una notte per poi al mattino filtrare e bere questa  piacevole e benefica bevanda che aumenta le difese immunitarie e dalle straordinarie proprietà antiossidanti, ottimo sostituto di altri multivitaminici di origine sintetica.

Tante sono le ricette che circolano su libri e sul web dell’uso dei cinorrodi: marmellate, gelatine, succhi che però spesso non rispettano il contenuto vitaminico. A me piace impiegarli lasciandoli il più possibile inalterati facendo un delizioso e multivitaminico mellito: raccolgo infatti i cinorrodi quando teneri e con pazienza rimuovo i piccoli semini al loro interno. Poi li unisco a un buon miele biologico nella proporzione di 1 parte di frutti e 3 di miele, e mescolo ben bene; in questo modo il miele ne conserva le proprietà ne rende facile l’assunzione: basterà infatti prenderne un cucchiaino al giorno per assumere la nostra dose giornaliera di vitamine….ed inoltre è davvero buono !!

…e  allora , buona passeggiata a tutti, illuminati dai vivaci cespugli della Rosa canina !

2 commenti

  1. eleonora scrive:

    Il problema è togliere tutti i peletti urticanti è un lavoro immane! Io ho rinunciato! Ho provato anche a passarli con il passaverdure, ma i peletti passano sulla purea! Se avete suggerimenti….. grazie.

  2. pimpinella scrive:

    proprio così…è molto brigoso togliere le setoline urticanti. La cosa migliore è toglierle con la punta del coltello, un cinorrodo alla volta….in alternativa si possono mettere in freezer , per rimuoverli più facilmente senza impiastricciarsi troppo! Sono ben accetti altri suggerimenti :-)

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