Il Tarassaco

Evviva il Tarassaco, umile e generosa erba di primavera.

Datadomenica 22 marzo 2020

Piscialetto, Soffione, Dente di leone, Radicchio di campo, Tarassaco ! Quanti nomi ad indicare un’umile erba comune nei campi! Ogni nome ricorda una delle sue caratteristiche: Tarassaco deriva dall’arabo e significa cicoria , a cui in effetti la pianta assomiglia prima della fioritura e con virtù e sapori simili. Soffione invece ricorda la struttura in cui i frutti si dispongono ordinatamente sul ricettacolo dando luogo al magico soffione appunto, tra le più affascinanti rappresentazioni di geometria sacra presenti in Natura; Dente di leone si riferisce invece alle foglie dal margine dentato, come appunto i denti del re della foresta. Piscialetto ricorda le proprietà diuretiche della pianta e infine Radicchio di campo ricorda l’assomiglianza con i radicchi, le cicorie selvatiche. Pianta molto comune, specie nei campi e prati, meglio se con un certo quantitativo o di sostanza organica e non troppo siccitosi. Lo riconosciamo bene al momento della fioritura, quando i suoi fiori giallo oro riempiono campi, ex coltivi, prati e margini dei sentieri. Il tarassaco appartiene alla famiglia delle asteracee o composite, che, come ricordato dal nome della famiglia, hanno infiorescenze composte (composite) da tanti piccoli fiori, ad assomigliare al sole coi suoi raggi (asteracee). Questo significa che ogni gambo termina con un ricettacolo dove si inseriscono centinaia di minuti fiori tubulosi gialli, e in questo modo, tutti insieme e uniti, i piccoli fiori riescono ad essere visibili dagli insetti impollinatori. Una volta impollinati e sfioriti ecco compiersi la magia: ogni fiore è sostituito dai piccoli frutti, gli acheni e sulla punta di ciascun achenio sorge il pappo, un’appendice piumata simile a un paracadute che permetterà ai singoli semi di disperdersi ad opera dell’aria, diffondendosi nel territorio circostante e raggiungendo areali diversi. Ancora una volta la natura ci stupisce con la sua assoluta bellezza, dominata da precise regole matematiche e geometriche (la sezione aurea, la sequenza di Fibonacci, i frattali) che ci fanno intuire il mistero della Vita: la massima efficienza evolutiva, fisiologica, strutturale che coincide inevitabilmente con la bellezza, e il tutto definito da numeri! Una bellezza che viene riconosciuta dalle nostre cellule, che non ha bisogno di essere spiegata o studiata; una bellezza che risuona dentro di noi, nel nostro DNA; una bellezza che ci cura con le frequenze vibratorie che emana. Bellezza che guarisce per le proprietà delle sostanze contenute al suo interno e che, guarda caso, sono riconosciute dalle nostre cellule. A questo grande Mistero credo che non possiamo far altro che inchinarci e ringraziare.

Ma ritorniamo al tarassaco, pianta che mi sta particolarmente a cuore perché bistrattata e spesso mal vista, ma invece scrigno di preziose virtù. La droga, cioè la parta della pianta che contiene maggiormente i principi attivi, sono le radici, ma tutta la pianta contiene principi attivi. Le radici si raccolgono nel periodo in cui la pianta è in dormienza, durante la stagione fredda, quando tutta l’energia e le sostanze nutrienti sono appunto stipate nelle radici. Può essere impiegata fresca oppure essiccata. Essendo una radice va usata in decozione, facendola sobbollire per 10 minuti, poi lasciarla riposare per altri 10 minuti; in alternativa si può estrarre in soluzione idroalcolica.

Questo è il periodo in cui si raccolgono nei campi le rosette basali del tarassaco, ancora tenere e ricche di boccioli; si tagliano alla base con il coltello, e in questo modo si favorisce la crescita sempre di nuove tenere foglie. Quando la raccolgo cerco di prendere anche un po' di radice, perché così arricchisco il contenuto dei principi con l’inulina, uno zucchero semplice che aiuta a riequilibrare il microbiota e che abbassa la glicemia. E forse non è un caso che il tarassaco si offra a noi proprio in questo periodo di inizio primavera, quando l’organismo esce dalla stasi invernale perché aiuta l’energia a circolare con vigore, stimola il ricambio cellulare, favorisce l’eliminazione delle tossine disintossicando, rende la pelle luminosa e ne combatte le impurità,e raffredda le infiammazioni grazie alla sua qualità fredda. Sia che lo assumiamo come integratore, o che lo mangiamo in insalata o cotto strascicato in padella… in tutti i modi ha importanti proprietà benefiche adatte specialmente nei cambi stagione: dall’inverno alla primavera e dall’estate all’autunno e in generale grazie alla sua azione principale sul fegato la sua assunzione dona una sensazione di benessere e di diminuzione della fatica. Il suo sapore fortemente amaro ricorda i principi attivi contenuti: lattoni sesquiterpenici, triterpeni: taraxolo, taraxerolo, phi-taraxasterolo, beta-amirina, stigmasterolo e beta-sitosterolo; cumarine, carotenoidi, vitamine a, b, c, d e minerali, specialmente k. Grazie a questo ricco fitocomplesso ha anche la capacità di aumentare la secrezione biliare, abbassare il colesterolo LDL, stimolare la fuoriuscita dei succhi gastrici favorendo la digestione, favorire l’evacuazione delle feci (unica controindicazione è per chi ha il colon irritabile perchè in alcuni casi potrebbe stimolare eccessivamente i movimenti intestinali); inoltre aumenta la diuresi, la secrezione delle ghiandole sudorifere e diminuisce la ritenzione di sodio.

Il tarassaco è ottimo in cucina ,crudo in insalata, tirato in padella con aglio e peperoncino; i suoi boccioli possono essere messi via come sottaceti, mentre i fiori messi a macerare nello zucchero fanno una sorta di finto miele dal retrogusto amaro, o ancora ottimi cotti in pastella aromatizzata con semi di anice e una spolverata finale di zucchero a velo. La radice può essere tostata e macinata e usata come succedaneo del caffè, con effetto stimolante e tonico su tutto l’organismo.

E allora evviva il Tarassaco, umile e generosa erba dei campi.

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