Rubus fruticosus

Il rovo che fa le more

Datagiovedì 30 aprile 2020

Quante volte durante le esplorazioni vegetazionali o alla ricerca di nuovi sentieri ho incontrato le sue fitte barriere impenetrabili e quante volte cercando di oltrepassale qualche ramo mi ha trattenuta prendendomi per la maglia o per la pelle, e lasciandomi in ricordo tanti piccoli graffi. Pianta robusta, vigorosa e tenace, che in poco vegeta producendo nuovi rami e riempiendo i nuovi varchi di luce all’interno di boschi, creando impenetrabili bordure ai margini dei boschi lungo dei sentieri dove i raggi del sole penetrano, colonizzando campi incolti e margini di campi coltivati. Difficile tra l’altro da eliminare, perché non basta tagliare i suoi rami ma è necessario togliere le sue profonde, grosse e legnose radici da sottoterra. Utile altresì nelle siepi, assieme ai suoi parenti spinosi della stessa famiglia, la Rosa canina, Il Prugnolo e il Biancospino, con i quali forma recinzioni inaccessibili. Poi, d’improvviso, in estate, si tramuta in una pianta dorabile e amata, quando dai suoi rami pendono i suoi deliziosi frutti, dolci, profumati, succosi, talmente buoni che uno tira l’altro. Insomma nutro un vero rapporto di Odio ed Amore nei confronti del Rovo.

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Appartiene alla famiglia delle Rosacee, la famiglia a cui appartiene la Rosa assieme a tanti alberi da frutto. E’ un arbusto spinoso che può raggiungere i 2–3 m di altezza e anche in larghezza, grazie ai rami che si espandono lateralmente per poi prolungarsi verso il terreno e grazie ai nuovi getti che ogni anno si sviluppano dalle radici. Le foglie sono composte da 3-5 foglioline a lamina ovata o obovata, margini seghettati e spinosi e apice acuto.
I fiori sono ermafroditi, biancastri o rosati, riuniti in racemi aperti verso l’alto e la luce quando sono in fiore, mentre col peso dei frutti divengono inclinati verso il basso. Fiorisce verso metà maggio- giugno e attira le api. I frutti sono composti da tante piccole drupe derivate da altrettanti pistilli di un solo fiore (frutto multiplo), di colore verde nelle prime fasi di crescita, poi rosse e infine a maturità nere.

Il nome Rubus risale addirittura a Virgilio,(Georgiche III, 31) da ruber = rosso, riferendosi al colore dei suoi frutti. Il Rovo è famoso proprio per i suoi generosi frutti, meno invece come rimedio fitoterapico, impiegato invece sin dai tempi antichi. Ne parla Galeno citando le proprietà astringenti delle foglie, dei germogli e dei frutti immaturi. I Romani usavano masticarne le foglie e la corteccia per curare le emorragie gengivali

Le sue foglie, le radici ed i giovani getti sono tutt’ora impiegati con grande successo per il contenuto in svariati principi attivi tra cui tannini, acido citrico, acido malico, acido succinico e acido ossalico; Vitamina C, idrochinone e arbutina, tracce di olio essenziale. Se provi ad assaggiare i suoi getti capisci immediatamente le proprietà astringenti che sono poi confermate dai principi attivi. Efficace quindi sotto forma di gargarismi per flogosi del cavo orofaringeo, e inoltre impiegato per curare lacerazioni, emorroidi, ragadi, e per via interna le diarree. Le foglie inoltre hanno azione ipoglicemizzante. Le sue foglie tritate ed il loro succo si usano per cicatrizzare piaghe e piccole ferite; in caso di emorroidi è possibile preparare delle compresse con il suo decotto da applicare sulla parte malata. Le foglie e i giovani getti sono ottimi essiccati come succedanei del thè o come riempitivi e correttori del gusto di tisane composte.

I giovani getti, specie quelli di esemplari che vegetano su terreni ricchi e freschi, sono succosi e dissetanti: era consuetudine un tempio masticarli per mandar via la sete: in effetti, oltre al sapore dapprima astringente poi fresco, hanno la caratteristica di sviluppare la salivazione e di lasciare un buon sapore come se avessimo appena bevuto acqua fresca. Per questo sono raccolti, e privati di spine e dei fili (i vasi conduttori), vengono aggiunti alle insalate o anche cotti in frittate, misticanze e risotti, oppure lessati e conditi con olio, aceto e limone. Grazie alle proprietà astringenti possono anche essere impiegati come caglio vegetale per far coagulare il latte.

Le gemme si usano per i preparati gemmoterapici (che estraggono le potenzialità delle piante basandosi sul concetto che nelle gemme è espresso il disegno complessivo della pianta e per questo sono ancora più potenti della pianta stessa). Il suo gemmoterapico si usa per prevenire e contrastare l’osteoporosi, l’arteriosclerosi e il fibroma uterino, e inoltre ha azione ipoglicemizzante e ipotensiva.

I frutti contengono acidi organici, mucillagini, pectine e Vitamina C associata al fattore C che ne potenzia la funzione. Le more, oltre che usate per le buonissime marmellate, succhi o mangiate fresche (in modo da assorbirne al massimo la Vitamina C , che è termolabile e che perdiamo con la cottura), sono imiegate come blando lassativo e rinfrescanti.

P.S. Queste informazioni sull'uso delle erbe non vanno intese come sostituti della consultazione con il proprio medico o altro operatore sanitario. Quanto scritto non copre tutti i possibili usi, azioni, precauzioni, effetti collaterali o interazioni delle erbe trattate. L’autrice non è responsabile per eventuali effetti avversi o conseguenze derivanti dall'uso delle informazioni riportate. Se stai assumendo altri farmaci/droghe o sei incinta o stai allattando o hai una condizione medica diagnosticata, consulta il tuo medico prima di assumere qualsiasi erba.

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